IMG 7384 IL CLUSTER MARITTIMO ITALIANO PRODUCE BENI E SERVIZI PER 34,3 MILIARDI DI EURO (PARI AL 2% DEL PIL NAZIONALE) E DÀ LAVORO A 529MILA ADDETTI

20,5 MILIARDI DI EURO L’ANNO SPESI IN ACQUISTI DI BENI E SERVIZI DAL CLUSTER MARITTIMO

 MARIO MATTIOLI “L’ECONOMIA MARITTIMA È COME UN ICEBERG: SI PERCEPISCE SOLO UN OTTAVO DELLA SUA IMPORTANZA”

 

Roma, 12 dicembre 2019 Per celebrare i venticinque anni dalla sua istituzione, il 12 dicembre la Federazione del Mare ha organizzato presso il Cnel la presentazione del VI edizione del Rapporto sull’economia del mare realizzato con il Censis, che aggiorna i dati e ne amplia l’analisi all’Europa (a cura di Cogea) e al Mediterraneo (a cura di Srm-Gruppo Banca Intesa), abbinata alla presentazione dello studio “Cinquant’anni di economia marittima in Italia: evoluzione e prospettive tra XX e XXI secolo” realizzato sempre dal Censis con il contributo di Federazione del Mare, dei gruppi d’Amico e Grimaldi e di Ucina-ConfindustriaNautica.

La manifestazione è stata presieduta da Tiziano Treu, presidente del CNEL, e da Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare.

Tiziano Treu, nel ricordare che sin dal 1996 la Federazione del Mare ha scelto la sede del Cnel per presentare il Rapporto sull’Economia del Mare, giunto quest’anno alla sua sesta edizione, ha sottolineato che “il valore prodotto dall’economia del mare e la sua importanza socio-economica con le significative ricadute occupazionali del cluster marittimo, sia dirette che indotte nel resto dei settori della nostra economia, sono fattori indispensabili per lo sviluppo del Paese”.

“Il Rapporto evidenzia il rilievo strategico del settore marittimo e, sulla base di un attento esame dei dati, conferma lo sviluppo e i successi raggiunti, indicando anche le sfide che si devono affrontare sia in Europa che nel Mediterraneo, in una fase storica particolarmente delicata come è quella attuale”. “Da non dimenticare - ha aggiunto il presidente del CNEL – che questo settore è trasversale a molti altri ed in alcuni casi indispensabile”.

IMG 7385 1Il presidente Treu ha ribadito che, per concretizzare le opportunità, è fondamentale investire in logistica e sui porti, nodi strategici del sistema infrastrutturale italiano, sia a livello locale che nazionale, ed ha ricordato che proprio per questo il CNEL ha presentato 3 disegni di legge sulla logistica, nati da un lungo ciclo di audizioni con le 34 organizzazioni più rappresentative.

“Puntare sul sistema logistico legato all’economia del mare – ha concluso Treu - significa rafforzare l’offerta del nostro Paese sul fronte dell’esportazione oltremare e del turismo crocieristico. Quindi favorire lo sviluppo anche a livello dei territori”.

“Quella legata al mare è una realtà che per il suo rilievo e la sua integrazione richiederebbe una più efficace e coerente attenzione sul piano politico e amministrativo - ha affermato Mario Mattioli - questione quanto mai sentita tra i soggetti pubblici e privati che in essa operano da quando le competenze marittime sono state progressivamente disperse tra più dicasteri, compromettendo le possibilità di elaborazione di una politica nazionale del settore e di una sua promozione in ambito europeo”. Il settore marittimo è infatti fortemente regolato, sia a livello internazionale, sia europeo e nazionale. “Non a caso un deciso processo di ammodernamento normativo ne ha assicurato la competitività e favorito lo sviluppo, con le riforme del sistema portuale nel 1994 e nel 1998 della navigazione mercantile internazionale. Tali riforme hanno liberato risorse e portato ingenti investimenti, con ricadute positive per tutto il cluster marittimo.

Basti dire che l’Italia ha la 5^ flotta di bandiera tra le maggiori economie riunite nel G20 (la 2^ tra quelle occidentali), la 1^ nel mondo di navi RoRo, per lo più impiegate nel cabotaggio marittimo e sulle “autostrade del mare”, la 5^ di navi-cisterna speciali per prodotti petroliferi; il sistema portuale italiano è stato a lungo il 1° in Europa per volumi di merce trasportata (oggi è il 3°), e resta il 1° in Europa per movimento di navi da crociera e di croceristi; abbiamo la leadership mondiale nella costruzione di navi da crociera e mega-yacht; la nostra flotta da pesca è la 2^ del Mediterraneo ed è in grande sviluppo l'acquacoltura; è in crescita la formazione marittima, specie per i quadri ufficiali, e l'occupazione; aumentano anche nel settore marittimo gli investimenti nella tutela dell’ambiente.

“L’impatto delle attività legate al mare va ben oltre gli aspetti più strettamente legati alla loro dimensione logistica e tocca direttamente l’intero apparato produttivo nazionale, agricolo e industriale – ha aggiunto il presidente della Federazione del Mare - tanto che al cluster marittimo vengono attribuiti beni e servizi per un valore pari al 2% del PIL complessivo e al 3,5% della sua componente non statale, con acquisti di beni e servizi nel resto dell’economia italiana che sfiora annualmente i due terzi del valore prodotto dalle stesse attività marittime.

“L’auspicio della Federazione – ha concluso Mattioli - è quindi che anche in Italia, accanto al rafforzamento dell’attenzione dedicata al mare, si giunga all’istituzione di un’unità amministrativa specifica con poteri di coordinamento, in modo che una catena di comando  ben integrata porti ad una maggior efficacia nell’adozione e nell’attuazione delle decisioni in campo marittimo (tra queste in primis una semplificazione buIMG 7390rocratica) e sia in grado di farlo in tempi conformi agli standard europei e internazionali caratteristici di questo mondo”.

Il VI Rapporto sull’economia del mare è stato illustrato da Marco Baldi e AIMG 7396ndrea Amico (Censis) per la parte relativa all’Italia, Alessandro Pititto (Cogea) per l’Europa e Alessandro Panaro (SRM) per il Mediterraneo.

 

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Nella seconda parte della mattinata si è svolta una tavola rotonda incentrata sullo studio “Cinquant’anni di economia marittima in Italia: evoluzione e prospettive tra XX e XXI secolo” che rappresenta un significativo affresco storico, mettendo a fuoco il ruolo imprescindibile dell’industria armatoriale italiana nell’equilibrio produttivo del Paese, riscostruendo il valore economico e occupazionale della nostra cantieristica e descrivendo l’evoluzione della portualità nazionale nel sistema trasportistico europeo e negli scenari della globalizzazione, come di quella della nautica da diporto e della pesca..

IMG 7411 1Sono intervenuti alla tavola rotonda, condotta da Giorgio De Rita, segretario generale del Censis: Lucio Caracciolo (Limes), Francesco Dandolo (Università di Napoli), Luigi Giannini (Federpesca), Carlo Lombardi (Federazione del Mare), Roberto Perocchio (Ucina), Giovanni Pettorino (Comandante generale Corpo Capitanerie di Porto - Guardia Costiera), Gianpaolo Polichetti (Grimaldi Lines).

“Se si guarda all’Italia della fine degli anni Sessanta e la si confronta con l’attuale – ha concluso Mario Mattioli, presidente della Federazione del Mare - si può tranquillamente affermare che in questi cinquant’anni moltissimo (forse quasi tutto) è cambiato, almeno sul piano politico-sociale ed economico. Quello che ritroviamo invariato è però certamente il fatto che, oggi come allora, in Italia riveste un ruolo strategico ai fini dello sviluppo la nostra economia marittima, date le ampie dimensioni sue e del suo indotto, il ruolo importante che riveste il mare per la logistica delle persone e delle merci, la pronunciata dipendenza dagli approvvigionamenti marittimi dell’industria manifatturiera, il forte turismo crocieristico e nautico, il ruolo della pesca, la prevalente natura peninsulare del territorio, la rilevanza delle città di mare.

IMG 7407Di qui il grande interesse della Federazione del Mare per il progetto del Censis di approfondire il nesso tra le attività marittime nazionali e il nostro sviluppo socio-economico. Un interesse che si è tradotto in realtà anche grazie alla partecipazione dei gruppi armatoriali d’Amico e Grimaldi e di Ucina – Confindustria Nautica, trovando poi un’ulteriore motivazione con il Venticinquennale della Federazione stessa”.

“Diceva Hemingway di basare la sua attività sul principio dell’iceberg di cui solo un ottavo è visibile ma la cui stabilità si fonda sui sette ottavi che non si vedono. Siamo convinti che libri come questo aiutino a dare fondamento nella coscienza di tutti all’idea dell’importanza del mondo marittimo per il nostro Paese e il suo sviluppo”.

 

copA4 2019 OKx stampa laser2 Nella sezione Pubblicazioni della Federazione, è disponibile la sintesi del VI Rapporto sull'economia del mare