Si è svolta nei giorni scorsi nella Sala dei Capitani di Palazzo S. Giorgio a Genova il seminario ‘Il mare e il prodotto interno lordo’, organizzato dalla Federazione nazionale dei        Cavalieri del lavoro nell’ambito di una nuova iniziativa didattica che porterà ogni anno gli studenti del Collegio universitario ‘Lamaro Pozzani’, da essi sostenuto, a visitare una differente città italiana significativa per un particolare settore della produzione industriale di beni o servizi.


Dopo un saluto di Paolo Emilio Signorini, presidente del Sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, sono intervenuti: Marco Baldi, responsabile area territorio ed economia Censis, che ha illustrato dimensioni e caratteri delle attività marittime nei Rapporti sull’economia del mare; Umberto Masucci, vicepresidente Federazione del Mare, intervenuto sul cluster marittimo come fattore di sviluppo in Italia; nonché i cavalieri del lavoro: Alcide Ezio Rosina, vicepresidente Confitarma, soffermatosi sull’economia dello shipping; Ugo Salerno, presidente a. d. RINA SpA , che ha messo l’accento sull’importanza dello shipping nell’equilibrio politico ed economico globale, specialmente alla luce delle nuove iniziative cinesi. Ha concluso Giovanni Novi, presidente Gruppo ligure dei Cavalieri del lavoro.


Nel suo intervento, Umberto Masucci ha osservato: “Mi pare significativo che, nell
’avviare un nuova attività didattica, il Collegio universitario dei Cavalieri del lavoro abbia voluto dare spazio in primo luogo alle attività del cluster marittimo, che trovano a Genova la loro sede più tradizionale. L’Italia è un paese con un enorme sviluppo costiero e insulare, ricco di insediamenti e città che hanno centrato il loro sviluppo economico e sociale sulle attività legate al mare: quella italiana è la seconda industria manifatturiera d’Europa e riceve la maggior parte delle materie prime e semilavorate attraverso i porti, le trasforma e le esporta di nuovo per mare. La nostra flotta mercantile è tra le principali (la bandiera italiana è la terza tra gli stati del G20), così come la  cantieristica e la nautica. Il nostro paese è al primo posto in Europa come meta croceristica. E tutto ciò ha ricadute importanti su tutta l’economia: ogni anno, 20 miliardi di euro in beni e servizi vengono acquistati dalle imprese del cluster marittimo negli altri settori economici”

Marco Baldi
, a sua volta, ha ricordato come siano passati più di 20 anni da quando la Federazione del Mare e il Censis pubblicarono il 1° Rapporto sull’Economia del Mare, mettendo a punto un sofisticato metodo di stima del valore economico e occupazionale del cluster marittimo italiano. “Nel confronto con il passato emerge chiaramente che le attività che hanno a che fare con il mare -  dallo shipping, alla cantieristica, alla nautica, passando per le svariate attività portuali e per la pesca - presentano un livello di scambio e di integrazione con altre branche dell’economia sempre più stretto. A conferma di questo è importante segnalare che mentre le unità di lavoro impegnate direttamente nelle attività marittime sono cresciute negli ultimi 20 anni del 39,3% (circa 48.000 unità in più), quelle nelle attività “a monte e a valle” della filiera marittima sono cresciute del 61% (+162.600). L’economia del mare, dunque, si conferma un ambito nel quale le attività e gli investimenti settoriali giocano un importante ‘effetto traino’ su ampie porzioni dell’economia nazionale. L’ultimo Rapporto sull’economia del Mare, presentato alla fine del 2015, ha confermato che le attività marittime costituiscono uno dei settori più dinamici dell’economia italiana contribuendo al PIL nazionale per 32,6 miliardi di euro (2,03%) e occupando circa il 2% delle forze di lavoro del Paese (471mila persone fra addetti diretti ed indotto)”.
 

 

Il 27 settembre, alle 7.10, il vicepresidente della Federazione Umberto Masucci interverrà su Rai 1 nel corso della trasmissione Unomattina, per parlare delle dimensioni dell’economia marittima e della sua importanza per il Paese, anche alla luce del caso Fincantieri – STX.

http://www.raiplay.it/video/2017/09/Accordo-Fincantieri-STX-per-laposacquisizione-del-27092017-67c5d0e7-3fbe-4bb3-b097-c36f8f93b90f.html

 

 

 

Il Vicepresidente della Federazione del Mare, il cluster marittimo italiano, Umberto Masucci interviene a Linea Blu sull'importanza del Porto di Gioia Tauro e dell'Economia Marittima

 

http://www.raiplay.it/raiplay/video/2017/08/Linea-Blu-Bagnara-Palmi-8584bbd5-ef2f-41ac-a45b-a79036e8a58e.html

 

L'intervento di Masucci parte dal minuto 44

L'economia del mare in Italia è un segmento molto importante per lo sviluppo del Paese. Una fotografia del settore a circa un anno dall'entrata in vigore della Riforma della Portualità e della Logistica e della normativa Solas sulla pesatura dei container. Massimo De Donato ne parla con Umberto Masucci, vicepresidente Federazione del Mare su Radio 24

Link: Radio 24

 

 

 

(ANSA) - MILANO, 2 FEB - In Italia la cosiddetta "Economia del mare" è un mondo complesso che coinvolge porti, armatori, imprese di trasporti, infrastrutture (stradali e ferroviarie), logistica. Ma tutti sono concordi nel ritenere che l'Italia ha un potenziale vantaggio rispetto al resto dei suoi competitor: è - geograficamente - la naturale "porta d'ingresso" per le merci che puntano sul Mediterraneo per entrare in Europa. E' "un vantaggio geografico enorme" che andrebbe sfruttato meglio, e per questo sarebbe opportuno creare un Ministero del Mare.

E' quanto emerso oggi a Milano ad un convegno in Assolombarda che per due giorni vede riuniti i rappresentanti di tutte le principali realtà del settore: enti pubblici (dal Ministero alle Autorità Portuali), associazioni di categoria, industria privata. Il mondo della cosiddetta "economia del mare" (logistica, trasporti, portualità) "da atto" al Governo, e in particolare al ministro Graziano Delrio, che dopo anni di stallo "negli ultimi 24 mesi qualcosa si è messo in moto" per quanto riguarda portualità e logistica. Ma non basta, si può e si deve fare di più, perché l'Italia ha tutto da guadagnare a dotarsi di infrastrutture portuali, autostradali e ferroviarie efficienti.

"La sola logistica - ha rilevato Assolombarda - costa al sistema 13 miliardi di euro l'anno". Per questo l'incontro "Shipping, Forwarding&Logistics meet Industry", organizzato dall' associazione International Propeller Clubs, Federazione del Mare, Assologistica e altri punta a mettere a confronto Logistica e Shipping con l'Industria. "E' incontro decisivo - ha sottolineato il presidente nazionale dei Propeller Clubs, Umberto Masucci -. Tutti dobbiamo dare atto che il ministro Delrio ha cambiato una situazione che si era fatta stagnante. La nostra portualità è cambiata. Ora bisogna passare alla fase dell'implementazione. Per l'industria italiana quello della portualità può essere il tema vincente".

La riforma dei porti varata dal Governo Renzi e che il Governo Gentiloni sta portando avanti consente di aprire per l'Italia quella che è stata definita una "fase intermodale" non solo nuova, ma fondamentale per la competitività dell'intero sistema. Lo ha riconosciuto anche Paolo D'Amico, presidente della Federazione del Mare, l'organizzazione che raggruppa i diversi comparti del cluster marittimo italiano. "In Italia - ha ricordato D'Amico - siamo passati da 6 a 10 miliardi di tonnellate di merce all'anno via mare. I nostri porti registrano 4.600 'toccate' di navi da crociera. E in Italia, siamo campioni nei trasporti ro-ro passenger ship (traghetti), campioni nel trasporti di prodotti chimici, campioni nel trasporto dei beni alimentari, campioni nelle crociere". Per tutto questo secondo d'Amico lo Stato, "che pure si sta muovendo nella giusta direzione", dovrebbe dotare il sistema di "Ministero del Mare vero e proprio. Altrimenti tra Infrastrutture, Lavori Pubblici e Pubblica Amministrazione si fa confusione". Le attività marittime producono ogni anno beni e servizi per un valore pari a 33 miliardi di euro (2% del pil), di cui 6,2 miliardi esportati, fornendo occupazione a 500 mila persone.

"Guai se passasse l'idea di Trump secondo cui il protezionismo è un bene. Per l'Italia, che vede nelle sue merci uno dei suoi elementi di ricchezza, sarebbe un disastro" ha concluso D'Amico.

 

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